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Milano, blitz della polizia nel "feudo" della famiglia rom: e i cittadini applaudono gli agenti

Gli agenti hanno controllato i civici dal 304 al 310 di Fulvio Testi, feudo di una nota famiglia

Foto repertorio

Qualcuno si è affacciato ai balconi per capire bene cosa stesse succedendo. Qualcun altro, invece, ha fermato gli agenti in strada per ringraziarli del loro intervento. E qualcun altro ancora si è addirittura lasciato andare a qualche applauso. Tutti segni, evidenti, che quel quadrato di case popolari è davvero considerato il regno invalicabile di una famiglia che - per dirla con le parole di Maria Josè Falcicchia, dirigente dell'Upg della Questura di Milano - ha una "capacità criminale sviluppata e nota". 

Ma mercoledì mattina a valicare il "regno" di quella famiglia ci hanno pensato i poliziotti dell'ufficio prevenzione generale e del commissariato Greco Turro, diretto da Angelo De Simone.

Alle otto in punto, gli agenti si sono presentati in gran numero fuori dai palazzi popolari che vanno dal civico 304 al civico 310 di viale Fulvio Testi. Su quella zona di Milano, da tempo ormai, hanno messo le mani gli Hudorovic, una famiglia rom spesso e volentieri finita al centro di inchieste giudiziarie. 

E i risultati del blitz - avvenuto nell'ambito del "progetto Penelope", che ha rafforzato la cooperazione tra Upg e commissariati di zona - hanno confermato il sospetto. Gli agenti, infatti, hanno sgomberato cinque case Aler occupate abusivamente: all'interno di tre degli appartamenti sono stati trovati tre nuclei familiari, tutti legati agli Hudorovich. Le altre due abitazioni, che sono state murate, erano invece tenute dalle stesse famiglie come "scorta" in caso di sgombero, che è puntualmente arrivato. 

Gli stessi poliziotti, durante l'operazione, hanno controllato settanta persone e cinquantaquattro veicoli, riuscendo a trovare - e sequestrare - quattro moto, un'auto e ventisette bici, tutte rubate. Dalle cantine dei quattro palazzoni popolari sono poi spuntati tre borsoni pieni di documenti e dieci tessere telefoniche. 

"C'era bisogno di un controllo forte in quello che è diventato un fortino dell'illegalità - le parole della Falcicchia -. Lo scopo era il ripristino della legalità e i poliziotti sono stati accolti con gli applausi della gente". E proprio quegli applausi potrebbero essere un punto di partenza per scrivere la parola fine sul regno della criminalità. 

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