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Comasina, massacrano campione di kung fu davanti al figlio: 5 arresti per tentato omicidio

Il bambino di 11 anni chiamò la polizia terrorizzato: "Stanno uccidendo mio padre in cortile"

Immagine di repertorio

Il figlio di 11 anni, terrorizzato dai cinque balordi che stavano massacrando di botte il padre, aveva telefonato il 112 per chiedere aiuto. "Stanno uccidendo papà nel cortile. Siamo in via della Senna a Comasina", aveva detto mentre era in corso il blitz punitivo contro il papà, un tunisino di 36 anni, ex campione di arti marziali.

L'aggressione violentissima

Gli aggressori quella notte -  siamo intorno all'una del 26 marzo 2016 - volevano dimostrare allo straniero, e all'intero caseggiato, che erano loro i 'capi'. Per questo trascinarono l'uomo dal suo appartamento al terzo piano fino al centro del cortile e davanti agli occhi di tutti lo picchiarono dopo averlo tramortito con una pistola taser: mentre uno di loro lo bloccava con una catena legata al collo, gli altri lo colpivano con spranghe e coltelli.

L'arresto dei cinque pregiudicati

Nei giorni scorsi, dopo quasi 14 mesi, sono stati arrestati dagli agenti del Commissariato Comasina, diretto da Elisabetta Silvetti. Si tratta di Romolo T. di 46 anni, Alfredo T. di 51, Pasquale T. di 58 - fratelli - e di Mario Domenico P. 32enne e Alessandro A. 27enne. Tutti noti e temuti nella zona. L'accusa nei loro confronti è quella di tentato omicidio.

Stando a quanto riferito dagli investigatori del Commissariato, arrivare ai nomi degli aggressori è stato molto complicato per via della ritrosia dei testimoni a raccontare l'accaduto per paura. Un timore condiviso perfino dalla vittima. Il tunisino, infatti, si è deciso a denunciare l'accaduto solo un mese dopo. Ha riportato ben 45 giorni di prognosi. I poliziotti delle volanti intervenuti quella sera erano stati accerchiati dai parenti e dagli amici dei cinque arrestati - quasi tutti vivono nello stesso quadrilatero della 'mala' - che avevano inscenato un'aggressione da parte dello straniero.

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Gli unici testimoni

Oltre alla moglie e al figlio della vittima, una vicina di casa ha testimoniato come veramente fossero andate le cose la sera dell'assalto. Le sue parole e il suo coraggio, ovviamente, non sono stati ben visti nel caseggiato delle vie dei Fiumi e contro la sua abitazione sono stati esplosi diversi colpi di pistola. Le autorità giudiziarie, per questa ragione, hanno scelto di proteggerla in quanto testimone. Anche il ferito, ad oltre un anno di distanza, è 'sparito' con la propria famiglia, forse per timori di ritorsioni.

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