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A Niguarda associazione scopre il racket degli alloggi popolari

L’associazione Sos ha scoperto il racket degli alloggi popolari in zona Niguarda. Tra i 1500 e i 2500 euro per sfondare la porta di un appartamento sfitto o farselo aprire con le doppie chiavi. Il giro scoperto grazie alle segnalazioni degli abitanti della zona

L'associazione Sos racket ed usura ha scoperto un’organizzazione che controllerebbe decine di appartamenti nel quartiere periferico di Niguarda.

I potenziali inquilini di quelle case, per poterci entrare ed abitare, sono stati costretti a pagare tangenti per poter sfondare o aprire la porta con doppie chiavi.

Il racket sarebbe gestito da 3 famiglie palermitane del quartiere, che avrebbero in mano secondo una prima stima circa 70 appartamenti tra Via Val Cismon, Via Padre Pier Luigi Monti e Via Val Daone.

La scoperta è stata fatta dall’associazione grazie alla segnalazione di alcuni abitanti: il meccanismo illegale andrebbe avanti da diverso tempo. Per smascherare il racket un membro dell’associazione ha incontrato, in incognito, uno dei gestori del giro (una donna) e ha registrato la conversazione con lei, per poi pubblicarla sul loro sito.

Secondo le mini-indagini di Sos racket ed usura bastano tra 1500 e i 2mila euro per farsi “aprire” le porte di appartamenti sfitti nella zona. Una volta entrata, la famiglia di turno occupa la casa e ci si trasferisce in fretta, per rendere più complicati eventuali tentativi di sgombero.

La donna incontrata dal volontario dell’associazione, durante il video, si vanta di avere disponibile “un due locali molto grazioso”, per cui chiede 1500 euro, anche “se di solito ne chiedo tra i 2mila e i 2500”. Per quanto riguarda la possibilità di essere scoperti durante l’occupazione dell’appartamento “Noi subito andiamo via. Ti diamo il tempo di salire ed entrare in casa. Magari se viene la polizia diciamo che siamo del vicinato, che stiamo aiutando…” gli dice la donna.

Una delle cose più interessanti che emerge dal video è la vastità di questo giro illegale. La signora infatti racconta al volontario in incognito: “Se venivi un po' prima: sai quante case ho fatto in settimana? Ne ho fatte quattro o cinque, una a un marocchino, una a un egiziano...”.

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