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L'Expo è un'occasione ma “mancano i soldi”

Ci vogliono interventi immediati per la riqualificazione dei quartieri più periferici nonostante “le esternazioni del Ministro Stanca” e bisogna cercare di “comprendere le problematiche e i timori dei cittadini e risolverli con la testa e non con la pancia”. Intervista esclusiva alla presidente della zona 9, Beatrice Uguccioni

Presidente, in una città come Milano che punta al rinnovamento e alla riqualificazione, anche in vista del prossimo Expo 2015, la periferia non può essere lasciata indietro: vi è il rischio che questo accada, in particolare per la Zona 9?

Periferia è un termine, usato e abusato, mentre si dovrebbe parlare semplicemente di quartieri che compongono la città di Milano, immaginandola come composta da tanti punti centrali; se pensiamo ad esempio alla Zona che amministro io, ma anche a tutte le altre zone, in essa vi sono tanti quartieri, 10 circa, e tutti hanno una loro identità storica e artistica di rilievo, per cui non si possono banalmente definire periferie. Sono periferie quando, spesso e volentieri, vengono abbandonati dall’amministrazione comunale.

Il consiglio di Zona allora, cerca di sopperire all’assenza delle istituzioni facendo attività proprio all’interno di questi quartieri e collaborando con tutte le realtà positive, quali associazioni di commercianti, di cittadini, di stranieri, sportive e culturali, in modo tale da realizzare valide iniziative sul territorio. Considerando il ruolo futuro che le “periferie” avranno, credo che le esternazioni del Ministro Stanca che si rifiuta di andare a Quarto Oggiaro a porre la sede per l’expo solo perché non è in una zona centrale, la dica lunga rispetto a quanto potranno e saranno rivalutate le periferie. Credo comunque che aldilà di tali volontà, degli interventi in questi quartieri verranno fatti necessariamente. Tuttavia individuare quali tipi di interventi saranno fatti, al momento, è difficile: mancano i soldi, non si sa quando e come le metropolitane verranno finite, soprattutto, se entro il 2015. Quindi al momento la situazione è abbastanza fluida e poco chiara.

Per quanto riguarda la Zona 9, posso dire che per un quartiere storico come quello di Affori, dove c’è una struttura bella e importante come Villa Litta, all’interno della quale la biblioteca comunale è l’unica parte ristrutturata, l’Expo potrebbe essere un’occasione di riqualificazione, cosi come per altre circostanze è stato fatto a Quarto Oggiaro per villa Sceibler.

Circola voce di un deficit nel bilancio comunale, da cui conseguirebbe un taglio ai vari Consigli di Zona. Le risulta vero? Quali potrebbero essere le conseguenze a livello di Zona?

Le voci che girano sono vere e a me risulta che vi sia un deficit di bilancio pari a circa 59 milioni di euro; se questo fosse confermato, e temo che così sarà, inevitabilmente e in modo irresponsabile, verranno chiesti a tutti i Settori, quindi anche al Settore Decentramento e di conseguenza a tutte le Zone, un taglio dei propri bilanci. Dico in maniera irresponsabile perché il bilancio del Comune di Milano, approvato a inizio anno prevedeva già un taglio del 5% riguardante anche la mia Zona: abbiamo già dovuto mettere in preventivo minori iniziative, ma se questo dato venisse confermato, si aprirebbe l’ipotesi di ulteriori tagli, che potrebbero arrivare al 10%; qui però le percentuali non sono chiare e dunque noi lavoriamo non sapendo alla fine quanto bisognerà tagliare. Se ciò avvenisse, sarebbe molto deleterio perché andrebbe a incidere su quelle uniche iniziative, quell’unico capitolo di bilancio che noi possiamo gestire autonomamente: attività di vario genere, concerti, attività sportive, conferenze, attività culturali e iniziative per bambini, verrebbero penalizzate.

Noi crediamo che per garantire la sicurezza e la vivibilità di un quartiere, di una zona e di una città , si debbano fare attività e iniziative evitando che gli spazi vengano occupati da attività delinquenziali, ma nel momento in cui vengono tolti fondi diventa molto difficile fare ciò e quindi si penalizzano i cittadini.

La recente proposta del Consigliere Salvini di creare posti riservati a cittadini milanesi, rapportata a una città e in particolare alla Zona 9 che conta migliaia di immigrati, cosa le fa pensare?

Vorrei ricordare al consigliere-deputato Salvini che la Lega è al governo della città di Milano e credo dunque che sia fin troppo comodo governare una città e poi fare un giorno sì e un giorno no delle dichiarazioni che sembrano di opposizione. Allora, invece di fare dichiarazioni converrebbe che partecipasse alle riunioni del consiglio e che ipotizzasse dei progetti realizzabili.

Mezzi separati per milanesi? Credo che sia giusto comprendere le problematiche e i timori dei cittadini, che siano essi italiani o che siano stranieri,e cercare di risolverli con la testa e non con la pancia. Nel caso specifico,un’amministrazione,dovrebbe riuscire a far conciliare la sicurezza e il controllo, perché Milano manca di controlli, a partire dai mercati dove ci si lamenta degli abusivi, fino alle strade e ai locali; vi deve essere garanzia per i controlli, l’unico modo per garantire ai cittadini la tranquillità. Dopodichè si deve conciliare la legalità con la giusta integrazione: si deve incidere sul fattore legalità, per cui chi delinque, sia esso italiano o straniero va punito, e chi cerca di integrarsi e inserirsi deve essere tutelato come qualsiasi altro cittadino. Quindi credo che questa dichiarazione di Salvini non aiuti e contribuisca anzi a creare terrore, rispetto a una situazione che per certi aspetti è oggettivamente critica, ma che è critica perché non è mai stata governata.
 
Facendo riferimento alla vicenda degli immigrati che avevano occupato l’ex-residence Leonardo da Vinci cosa ci può dire? Abbiamo notizia di una vostra mozione.

Per quanto riguarda la vicenda dei richiedenti asilo, nata all’ex-residence Leonardo da Vinci, io l’ho vissuta in prima persona, insieme al consigliere Marco Bergamaschi, che però è stato presente sin dall’inizio; devo dire purtroppo che la comunicazione che è stata data di questo evento non è stata esattamente proporzionata a ciò che è stato vissuto da chi era li, nel senso che le persone che si erano collocate all’interno del residence erano assolutamente pacifiche e, grazie anche all’intervento del consigliere Bergamaschi e della sottoscritta,  hanno cercato di interagire con l’assessorato per cercare di capire cosa si potesse fare.

Ci sono stati dei momenti di tensione ma molto meno rilevanti di quelli che sono stati riportati nei giorni successivi, in cui sembrava ci fosse stato un assedio. Guardando i telegiornali e leggendo i giornali sembrava infatti che ci fosse stato un assedio, ma chi era li non ha avuto questa impressione: innanzitutto si trattava di persone pacifiche, poi l’unico momento di tensione è stato quello sul Cavalcavia della Milano-Meda. Inoltre non vi è stato assolutamente sgombero perché gli occupanti si sono allontanati autonomamente; infine bisogna comunque dire che non tutti gli occupanti erano richiedenti asilo, ma quelli estranei che facevano massa critica avevano come unico scopo quello di attirare l’attenzione delle istituzioni. Noi abbiamo presentato poi una bozza di mozione, considerando che degli otto milioni di euro vincolati di cui dispone il Comune per assistere 500 rifugiati politici, solo una parte sono stati utilizzati per seguire 300 rifugiati.

Dunque il Comune dovrebbe utilizzare i fondi rimasti per completare i programmi di Prima accoglienza, ipotizzando anche l’utilizzo di stabili comunali disponibili, per poi attivare la fase di seconda accoglienza (es. sostegno dell’affitto), convocando un tavolo coi rappresentanti del Terzo Settore che si occupano di accoglienza e con le organizzazioni non-profit, in modo tale da contribuire alla fase di passaggio alla residenza ordinaria.

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